Il veleno nel campo

[da l’altrapagina di Dicembre 2015]

Nell’intervista al professor Giuseppe Altieri, pubblicata nell’ultimo numero de l’altrapagina, sono stati evidenziati i vantaggi economici che deriverebbero dalla conversione di un’agricoltura basata sui pesticidi (agrofarmaci) ad una che ne faccia a meno.
Sul tema dei pesticidi – ma da un’angolatura diversa – diamo ora la parola alla dottoressa Patrizia Gentilini oncologa dell’Associazione ISDE medici per l’ambiente, alla quale nello scorso mese di ottobre, e’ stato conferito il prestigioso premio Renzo Tomatis,il medico che viene ricordato come uno dei più importanti scienziati nel campo della cancerogenesi e strenuo difensore della Prevenzione Primaria.

Cosa sono i pesticidi?
«I pesticidi sono molecole di sintesi, selezionate per combattere organismi nocivi e per questo generalmente pericolose per tutti gli organismi viventi».
Dunque la cosa ci riguarda direttamente.
«Gli organismi viventi sono dei sistemi complessi che funzionano in base ad una rete di informazioni, ovvero i vari elementi sono collegati in modo inter-attivo e non addittivo e noi non possiamo prevedere le conseguenze sull’intero sistema che comporta, ad esempio, l’arrivo di una sostanza chimica estranea quale un pesticida.
E per quel che mi riguarda questo vale anche per gli organismi geneticamente modificati».
Ma quali sono i dati scientifici relativi al rapporto tra pesticidi e salute umana?
«Digitando su un motore di ricerca come Google med parole chiave come “pesticidi e salute umana” o “pesticidi e bambini” saltano fuori oltre ventimila lavori scientifici pubblicati e passati sotto revisione».
Una documentazione assolutamente rilevante…
«Si, assolutamente si: le evidenze scientifiche per la salute umana da esposizioni anche minimali a pesticidi sono incontrovertibili. Quando parliamo di effetti sulla salute dobbiamo distinguerli in due grandi categorie: effetti acuti ed effetti derivanti da esposizioni croniche a basse dosi.
I danni derivanti dagli avvelenamenti causati da incidenti sono evidenti e tutti sono in grado di valutarli. Pensiamo a quanto avvenuto in fabbriche come la Union Carbide a Bhopal in India nel 1984 o alla Farmoplant a Massa in Toscana nel 1988.
Gli effetti invece dovuti ad esposizioni croniche a basse dosi sono molto più subdoli ma non per questo meno pericolosi anche perché riguardano tutta la popolazione essendo queste molecole presenti ormai stabilmente in tutti gli ecosistemi. E purtroppo, dopo decenni di esposizione stiamo soltanto ora cominciando a comprenderne appieno le conseguenze».
Conoscenze sulle esposizioni croniche alle quali siamo arrivati osservando alcune categorie di persone.
«A cominciare dai veterani del Vietnam esposti all’Agente Orange, il defoliante usato dagli Stati Uniti in quella guerra. Ma poi ricordo il grande studio sugli agricoltori americani, sulle loro famiglie ed i loro figli, che considera certo le esposizioni in ambito professionale ma anche quelle di coloro che sono residenti nelle zone dove si coltiva con la chimica di sintesi o anche di quanti assumono cibi contaminati.
Quando si affronta l’argomento della tossicità -prosegue Patrizia Gentilini – bisogna avere ben chiari alcuni punti. Bisogna ricordare che quando si parla di tossicità normalmente viene sempre valutata la tossicità del principio attivo e non del formulato commerciale.
La formulazione commerciale del Glifosate impiegato dalla Monsanto –ad esempio – e’ molto più pericolosa che non il principio attivo perché contiene un coadiuvante derivato dagli idrocarburi che permette al principio attivo di penetrare la molecola vegetale ma che produce effetti tossici sulle cellule di uomini ed animali».
Sostanza il Glifosate che viene ritenuta cancerogena dall’OMS ma non dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), a quanto pare.
«Si, questa è una incongruenza che solleva molti dubbi sulla autorevolezza ed indipendenza dell’EFSA che anche in altre occasioni ha emesso pareri molto ambigui.
Importante è far valere il Principio di Precauzione.Sempre per quanto attiene al Glifosate molti studi indipendenti evidenziano come molti effetti tossici sono causati da livelli estremamente più bassi rispetto a quelli indicati come limiti di legge.
L’altra cosa che limita moltissimo la nostra reale conoscenza sulla tossicità di queste sostanze e’ il fatto che viene valutata la tossicità della singola molecola e non del cocktail al quale tutti siamo esposti. Si pensi che nell’ultimo rapporto Ispra in un campione di acque sono stati trovati 36 principi attivi diversi: la nostra valutazione del rischio non può ritenersi sufficientemente adeguata».
Ci sono differenze dal punto di vista della suscettibilità individuale rispetto alle caratteristiche genetiche di ognuno?
«Il meccanismo di azione di queste sostanze e’ estremamente complesso. Ricordiamo che sono diverse centinaia i principi attivi presenti sul mercato e che possono interferire con tutte le funzioni vitali delle nostre cellule comportando modificazioni genetiche ed epigenetiche, perturbata conduzione nervosa, alterazione della attività enzimatica, stress ossidativo, azione di interferenza endocrina».
Ma quali sono le principali patologie conseguenti ad una esposizione cronica?
«Sono patologie a carico dell’apparato respiratorio come asma, bronchite cronica, broncopneumatia cronica ostruttiva, del sistema nervoso- Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) ma anche diabete, ipertensione, patologie auto-immuni, renali, disordini riproduttivi, infertilità, malformazioni e difetti nello sviluppo del tratto urogenitale come l’ipospadia che colpisce sempre più i bambini, ipotiroidismo, ed infine il cancro».
E sul cancro in particolare ?
«Per quanto riguarda il cancro ricordo il dato recentissimo dello IARC secondo il quale 3 sostanze – Glifosate, malathion, diasenol – sono state classificate come cancerogeni probabili 2A.
Molto importante è la classificazione del Glifosate perché è l’erbicida più utilizzato in relazione agli OGM: mais,soia,colza, utilizzati anche per i mangimi in Italia, vengono geneticamente resi resistenti al Glifosate.Tutti i tumori nel loro complesso sono in aumento tra la popolazione degli agricoltori.Sul melanoma noi oncologi abbiamo visto il sole come fattore di rischio ed invece anche queste sostanze rappresentano un fattore di rischio molto importante.
Linfomi, leucemie e mieloma multiplo sono in costante aumento»
C’è poi il dato riferito ai tumori infantili per i quali l’Italia vanta il primato mondiale.
«Nel periodo 1998-2002 l’incremento percentuale annuo di tumori da 0 a 14 anni era in Italia del 2% (Europa 1,1% Usa 0,6 %) Nel periodo 2003-2008 questo incremento si è stabilizzato ma l’incidenza in Italia una delle più alte del mondo. La principale rivista pediatrica statunitense (Pedriatics) nel 2012 ha documentato l’incremento di tumori ematologici a causa di esposizioni a pesticidi in periodo prenatale. I costi umani,sociali ed economici correlati all’esposizione a pesticidi non sono più tollerabili e –come afferma un recente lavoro dell’ Università di Berkeley “aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta e è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo dell’acqua e della biodiversità”.
E soprattutto,aggiungo io,della nostra salute e di quella dei nostri bambini»

Maurizio Fratta

[Articolo in formato PDF]
[articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2015 de l’altrapagina]

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