Tra cave e discarica: l’area nord di Perugia è un territorio da sacrificare!

Questo territorio ha già sofferto molto con l’apertura di cave e ospitando la discarica dei rifiuti.
Da tempo i cittadini si battono per una ben diversa valorizzazione delle risorse ambientali ma qualcuno ha deciso che è un territorio da sacrificare.
E ora arriva addirittura l’ampliamento della cava di Monte Petroso per 20 anni!

A chi giova questo stravolgimento ambientale? Non c’è modo di fermarlo?

Siamo da anni in una gravissima crisi economica e sociale: l’Umbria e il territorio perugino non usciranno dalle difficoltà restando abbarbicati al vecchio e fallimentare modello di sviluppo caratterizzato da bassa innovazione e spreco di risorse ambientali, incardinato su cave-cemento-strade e costruzioni, senza alcuna attenzione al territorio e alle sue ricchezze storico-artistiche e paesaggistiche, senza adeguata valorizzazione delle risorse culturali, senza una visione ecocompatibile del futuro.
Che fine faranno le tante imprese agricole e zootecniche locali d’eccellenza, quelle che si fregiano dei certificati “bio”, gli agriturismi in pieno sviluppo, l’attrattività non solo turistica che si è costruita in questi decenni?

Oggi lo sviluppo economico e l’occupazione vanno conciliati con la valorizzazione dell’ambiente, della cultura e del paesaggio, i quali possono anch’essi dare il loro contributo a creare occupazione. Bisogna perseguire una politica di tutela delle bellezze anche architettoniche e storico ambientali dei siti vicini alle cave, da contemperare con le attività estrattive nel territorio. [Delibera Consiliare n.68/2011 del Comune di Corciano sul progetto cava Monte Petroso]

Erano stati appena bocciati i piani della Fassa Bortolo: oggi questa visione strategica non vale più?

Negli ultimi anni i nostri amministratori si sono spesi molto in furbizie e disinformazione, prendendo in giro i cittadini ad ogni tornata elettorale.

Alla faccia del diritto alla trasparenza e alla partecipazione democratica, all’improvviso scopriamo che, mentre si sta già studiando come prolungare gli anni di vita della discarica di Borgogiglione, è in dirittura d’arrivo la procedura per l’ampliamento della cava di Monte Petroso, dopo lunghi rimpalli burocratici, sempre in sordina, documenti contraddittori o “bizzarri” e sguardi “benevolmente strabici”. Ne dobbiamo chiedere conto ai veri responsabili, in Regione e nelle passate amministrazioni comunali, ma sollecitiamo il nuovo Sindaco di Perugia ed il suo Assessore a chiarire che idea hanno di questo territorio e del suo futuro.
Le decisioni di oggi condizioneranno per decenni lo sviluppo dell’intera area nord di Perugia.

Il rilancio dell’attività estrattiva a Monte Petroso aggraverà i problemi che già ora caratterizzano la viabilità (strada provinciale tra Taverne di Corciano e S.G. Pantano, oltre alla “strada vicinale” del Belveduto, assolutamente inadeguata al transito dei mezzi pesanti, sotto tutela del Ministero BAC e, nonostante ciò, già gravata dal flusso dei camion dei rifiuti per la vicina discarica di BorgoGiglione grazie a una deroga regionale temporanea).
La Regione dichiara “superati gli aspetti critici legati alla viabilità interessata dalla circolazione degli automezzi da e per la cava, evidenziati alla società nel 2008” ed i Comuni tacciono: sindaci e assessori non sanno che il Piano prevede il passaggio di oltre 100 camion al giorno?

Nel 2011 era stato proprio il Comune di Perugia a chiedere un divieto di transito per i molti meno camion dei rifiuti per la discarica, per tutelare la rinascimentale Villa del Cardinale, su cui lo Stato ha investito circa 4 milioni di euro. Per parte sua il Comune di Corciano aveva subordinato l’autorizzazione della cava alla “realizzazione da parte della ditta di una variante stradale, necessaria a migliorare il traffico dei mezzi pesanti”.

Ancor più bizzarro come la Regione non abbia ritenuto necessaria in questa fase la procedura di Valutazione Ambientale: si trova sempre qualcuno di buon cuore in questi frangenti!

  • il volume medio annuo di produzione stimata è pari a circa 140.000 m3… valore che rappresenta comunque un lieve incremento di produzione del 13% rispetto alla media di produzione degli ultimi 8 anni, ma comunque inferiore rispetto alla produzione dell’anno 2011;
  • l’intervento proposto è correttamente dimensionato… utilizza in maniera razionale la risorsa naturale, non appare significativo l’eventuale incremento di emissioni di polveri, rumore e vibrazione indotte dalle attività di escavazione e lavorazione, rispetto alla attività attuale non configurandosi un incremento di produzione;
  • il giacimento, configurandosi come ampliamento di cava attiva con ampliamento, è localizzato in un’area già oggetto di coltivazione, e quindi non appare sussistere incremento del livello di impatto;
  • non appare significativo l’eventuale incremento di traffico di mezzi pesanti, stante il fatto che non si prevede un incremento di produzione rispetto alle ultime annualità, né quindi un incremento del livello di impatto indotto dalla lavorazione;
  • l’impatto sul patrimonio naturale, storico e culturale limitato, e non si ritiene significativo l’eventuale incremento rispetto all’attuale livello di impatto…” [Regione Umbria – Determina Dirigenziale n. 3457 DEL 10/05/2012]

AMEN! Si inventa anche “lo spezzatino” e la coltivazione del giacimento viene suddivisa in 2 lotti:

  • il primo, coincidente con l’attuale area autorizzata e scoperta (in Comune di Perugia), senza compromissione del bosco ceduo che giace sull’area in ampliamento, da coltivare indicativamente nelle prime tre fasi temporali (coincidenti con i primi 15 anni);
  • il secondo, che interessa anche l’area di ampliamento (in Comune di Corciano), da coltivare indicativamente nell’ultima fase (solo allora e per tale porzione di giacimento si ritiene necessario l’assoggettamento alla procedura di VIA – a babbo morto!).

E cosa rimane dell’originario “intervento di completamento finalizzato alla completa chiusura dell’attività estrattiva e definitiva riconsegna dell’area al contesto naturale e paesaggistico”? Eppure il Comune di Perugia aveva tuonato: “gli impianti esistenti di prima lavorazione dei materiali estratti, le strade, i manufatti e attrezzature di cantiere, all’interno delle aree di cava, al termine della coltivazione del giacimento andranno smantellati”.

Dove erano i nostri bravi amministratori quando la Regione approvava questa determinazione?
Perché hanno sempre tenuto all’oscuro i cittadini dei veri affari che si decidevano nelle secrete stanze?
L’Osservatorio Borgogiglione chiede al Sindaco e al Consiglio Comunale di Perugia di rivedere minuziosamente il piano di ampliamento della cava anche perché, dopo l’approvazione 4 anni fa della Delibera C.C. n.63/2011 con le varie prescrizioni, molte cose sono cambiate nel prosieguo del procedimento burocratico, adattandosi alle mutate richieste dell’azienda più che alle esigenze di efficienza e sostenibilità avanzate dal territorio.

L’Osservatorio Borgogiglione

Documenti collegati

Comune di Perugia, 11/04/2011, Delibera del Consiglio Comunale n. 63/2011.
Comune di Corciano, 04/08/2011, Delibera del Consiglio Comunale n. 68/2011.
Regione Umbria, 10/05/2012, Determina Dirigenziale n. 3457/2012.